I lavori della Commissione speciale che si è occupata delle opere eseguite sull’altopiano murgico sono partiti a valle di un preciso mandato politico, un percorso delineato dalle premesse contenute con chiarezza in una delibera approvata all’unanimità del Consiglio comunale lo scorso 13 maggio 2021.
Il dibattito interno alla massima assemblea cittadina, in un’adunanza successiva, ha quindi individuato tra i consiglieri comunali sei componenti che hanno dato vita alla Commissione denominata speciale in quanto aggiuntiva, in termini temporali, a quelle già operative dall’inizio del mandato amministrativo. In una seconda fase, i sei componenti hanno deciso di nominare presidente della Commissione il consigliere Pasquale Doria che – in ordine alfabetico — ne fa parte unitamente ai consiglieri Gianfranco Losignore, Rocco Sassone, Cinzia, Scarciolla, Giovanni Schiuma e Lucia Anna Stigliani. Insieme, hanno stabilito le procedure per avviare le attività della Commissione, a partire dalla definizione delle attività di segreteria affidate al funzionario comunale, Giovanni Vizziello, al quale vanno i nostri ringraziamenti per la dedizione mostrata nello svolgimento delle iniziative svolte negli scorsi mesi. Le attività della Commissione hanno seguito un percorso che ha sempre avuto faro, ha illuminato l’intero iter dei lavori all’interno di una vicenda impastata nelle radici della comunità, presente e viva nelle tracce più profonde, quelle intrise di appartenenza, soprattutto legata a una vasta zona il cui palinsesto riassume in termini universali – come evidenziato esplicitamente dall’Unesco – le vicende millenarie e uniche di un territorio capace di una narrazione unica nel suo genere e, per queste ragioni, patrimonio dell’umanità. Il metodo seguito, ha quindi privilegiato una prima fase d’analisi, ovvero la conoscenza di elementi fisici, antropici, naturalistici, storici che definiscono la singolare vicenda del comprensorio materano. Abbiamo quindi sentito l’ex sindaco di Matera Saverio Acito, tra i promotori e redattori della legge 771 del1986, l’architetto Lorenzo Rota, redattore del Piano del Parco della Murgia, l’ex sindaco Raffaello de Ruggieri, la cui amministrazione ha individuato e avviato l’iniziativa progettuale in discussione riguardante l’altipiano murgico, i tecnici ministeriali di Invitalia in qualità di Responsabili unici del procedimento (Rup), architetto Massimo Baragli e ingegner Francesco Meligrana, mentre il presidente dell’Ente Parco della Murgia, dott. Michele Lamacchia, ha preferito consegnare alla Commissione una sua memoria scritta. Non si sono registrate risposte neppure da parte della Soprintendenza e dell’Università di Basilicata. Sul versante dei cittadini, sono stati uditi l’architetto Dora Capozza per Italia Nostra, il dott. Giovanni Moliterni e l’architetto Pino Perrone quali esponenti di Legambiente, il dott. Michelangelo Camardo responsabile dell’associazione Codice 21, La Commissione ha ritenuto utile anche l’opportunità di avvalersi di un osservatore esterno, l’urbanista Giuseppe Cervellati, professionista di vaglia internazionale che aveva collaborato in passato con il Comune di Matera per la stesura del Primo piano biennale di recupero degli antichi rioni Sassi e del prospiciente altopiano murgico. Per dire il vero, come emerge anche dagli allegati verbali di audizione – la cui trascrizione ha richiesto il suo tempo, compresa l’interruzione delle attività comunali nel mese di agosto – non è mancato un pur prevedibile rimpallo di responsabilità. Eppure, tra sfumature diverse, tutti hanno ravvisato una serie di incongruità per quanto riguarda le opere realizzate sull’altopiano murgico. Criticità che hanno finito per snaturare l’antico panorama di luoghi la cui intensa, ma delicata sacralità rappresenta il cuore stesso del bene da salvaguardare. Il metodo di lavoro seguito, ha quindi intrapreso una fase di sintesi che, nel caso specifico, si propone come nuovo momento delle scelte programmatiche delle politiche territoriali riferite a questa importante fetta del patrimonio inalienabile della comunità. Sintesi alla quale dovrà fare seguito una fase di proposta, un’azione strategica di rinnovata salvaguardia a valle di una precisa documentazione che andiamo a condividere nella massima assemblea cittadina con l’auspicio di intraprendere l’immediata stesura di un piano di gestione che non c’è, cosa grave, e soprattutto il ripristino delle aree interessate. Ripristino dettato dallo spirito che ha animato la Commissione e, che si spera, pervada all’unanimità il Consiglio comunale, riconducibile a null’altro che a una volontà dialettica di necessità e di libertà. Tutto questo nella convinzione che un luogo – così come sono i nostri luoghi della memoria – è dotato di molteplici qualità specialmente quando ci sono state tramandate realtà in qualche modo appropriate alla persona e alla sua cultura, ancora di più quando la permanenza di un contesto rende l’individuo consapevole dell’appartenenza a una comunità, della propria storia, dello svolgersi della vita e dell’universo spazio-temporale che racchiude tutto ciò. Ed è per queste ragioni che la Commissione chiede al Consiglio di fare come normalmente si fa con gli specchi, ma questa volta non per guardarsi il viso, quanto la libera coscienza di ognuno di noi.