Brevi considerazioni sui lavori eseguiti a Murgia Timone e dintorni

di Pierluigi Cervellati

Gli interventi eseguiti a Murgia Timone costituiscono un pericolo pubblico oltre ad un oltraggio a un luogo unico al mondo. Alcuni danni saranno forse irreversibili. I muretti “a secco”, con quadrotti di pietra tagliati in cava a due-tre dimensioni, sono montati come se fossero cementati; anzi alcuni di essi lo sono, altri hanno solo una parte centrale cementata mentre nella parte esterna i quadrotti sono montati uno sopra l’altro non ad incastro; altri ancora sono una specie di pathwork formati da pezzi più grandi, pezzi più piccoli, in cui la parola “incastro”, indispensabile per qualsiasi muro che si voglia considerare “a secco”, è completamente ignorata. Tutti hanno una copertura piana o frastagliata (sic) che consente l’infiltrazione dell’acqua piovana (in tempi come questi in cui le bombe d’acqua o bufere di vento sono imprevedibili quanto frequenti anche dove non ci sono mai state) che provoca la caduta dei vari quadrotti. Già adesso è facile con modestissima forza spostarli. Questo lavoro non eseguito a regola d’arte, insieme ai sentieri allargati a dismisura e formati con un pietrisco dello stesso materiale dei quadrotti —a mò di ghiaia — di un acceso colore rosa, sono stati realizzati in modo maldestro senza garanzie di non disperdersi con il passaggio dei turisti (provocando così un ulteriore scempio non solo estetico). Ci sono poi i circolari belvedere con sedute dallo schienale che si ispira alle sedie del noto architetto scozzese Mackintosh che sottolineano la totale assenza progettuale e delle direttive.